sabato 21 marzo 2020

Esercizi per migliorare l'attenzione dei bambini.


L’attenzione si può definire come un processo cognitivo che permette di selezionare gli stimoli di interesse rispetto ad altri per favorirne l’apprendimento.
Le abilità attentive non sono uguali per tutti. Chi meglio di un’insegnante può affermare quanto questo sia vero, e quanto sia difficile riuscire ad insegnare nel rispetto delle esigenze di ogni singolo alunno del gruppo classe? Basta pensare che l’attenzione di un bambino di 9 anni, indicativamente varia da un minimo di 18 minuti, ad un massimo di 45 minuti, ed è influenzata da numerosi fattori che possiamo distinguere in:
    • Personali come la predisposizione fisiologica, per cui alcuni bambini riescono a mantenere più a lungo l’attenzione rispetto ad altri, o l’emotività in cui una preoccupazione eccessiva può ridurre drasticamente la capacità di prestare attenzione;
    • Ambientali ad esempio la presenza di elementi distrattori nell’ambiente, che tendono ad essere accattivanti per i bambini e li distraggono dalle attività più importanti.
Questi aspetti sono fondamentali per capire quanto sia fondamentale e doveroso operare uno sforzo per garantire la condizione ottimale durante lo svolgimento delle lezioni.
A tal proposito possiamo individuare alcuni esercizi, applicabili in ambito scolastico, che aiutano i bambini a mantenere alta l’attenzione, nel tempo. Ecco i link: 
Buon lavoro!


venerdì 20 marzo 2020

Il Tutore Dattilo.


Il Tutore Dattilo è un'applicazione pensata per aiutare i bambini, ma anche gli adulti meno esperti, nell'uso della tastiera del computer.Tutore Dattilo, oltre a rappresentare un utile strumento finalizzato all'apprendimento della "dattilografia", può rappresentare anche un valido supporto per i soggetti affetti da Disturbi Specifici di Apprendimento. Molti sono gli aiuti che Tutore Dattilo rende disponibili per favorire l'apprendimento della dattilografia "alla cieca"; tra questi i più importanti sono:
  • la tastiera colorata (il colore associato al dito da usare per ogni tasto da premere con la mano destra e sinistra)
  • le "manine" che mostrano graficamente il dito da usare
  • i tasti evidenziati con effetto "tasto premuto" che indicano cosa digitare
  • la barra dinamica che mostra la velocità di battitura
  • il messaggio incoraggiante che al termine di ogni frase digitata fa un confronto con la frase precedente indicando il numero di battute al minuto e rilevando i progressi raggiunti
  • lo sfondo della frase che lampeggia e il suono segnalano gli errori commessi
  • la possibilità di stampare la tastiera
  • un simbolo grafico che cambia colore e immagine in funzione degli errori commessi
  • la funzione che evidenzia il tasto da premere, che segnala l’errore commesso e anche il tasto errato eventualmente premuto
  • la possibilità di eseguire esercizi utilizzando testi liberi in formato *.txt
  • la possibilità di visualizzare la tastiera con effetto bi o tridimensionale
  • il salvataggio individuale della posizione raggiunta nel corso di dattilografia
Il Tutore Dattilo nella versione 7.14 (il più adatto per i bambini) è scaricabile dalla rete al seguente indirizzo:
https://www.tutoredattilo.it/tutoredattilo-7.html

(Vai in fondo alla pagina e scarica la versione per tastiera italiana)

domenica 15 marzo 2020

Alla scoperta dei Fenici.

Cari genitori e cari bambini,

per fronteggiare l'emergenza di questo delicato momento, ho pensato di offrirvi una serie di attività didattiche e formative a distanza anche nel campo della Storia. Mi aiuterà Rino, un personaggio, che imparerete subito a conoscere e ad amare.


Questo è il link che vi consentirà di conoscere i Fenici insieme a Rino: https://www.mondadorieducation.it/risorse/media/primaria/adozionali/rino_storia/fenici/intro.htm




E se non vi è piaciuto Rino, ecco un bellissimo video sui Fenici:




Didattica a distanza ai tempi del Coronavirus.


Cari genitori e cari bambini,

per fronteggiare l'emergenza di questo questo delicato momento, ho pensato di offrirvi una serie di attività didattiche e formative a distanza. Sappiamo, però, che per via una serie di problemi tecnici, la didattica a distanza non è sempre possibile...


Ho pensato, quindi, di proporvi una serie di esercizi interattivi attraverso il sito https://eliza.zanichelli.it/eliza/Zingarelli/#/esercizi
Gli argomenti sono quattro:


Come vedete, tutti gli esercizi possono essere svolti con il solo cellulare o tablet, senza stampare schede o altro. 
Inoltre, tutti gli esercizi permettono l'allenamento e la verifica attraverso un test finale, e quindi l'autocorrezione e l'autoapprendimento: in questa maniera sarete voi i protagonisti del vostro sapere.
Adesso vediamo chi arriva a 100 come la maestra! 



Clelia è la prima!


sabato 7 marzo 2020

Zibaldone sul coronavirus.



Lavatevi le mani
ma andate scalzi
e baciate la terra ferita.
Starnutite pure nel gomito
ma leccate le lacrime di chi piange.
Non viaggiate a vanvera
ora è tempo di stare fermi
nel mondo
per muoversi in noi stessi
dentro gli spazi sottili
del sacro e l’umano.
Indossate pure le mascherine
ma fatene la cattedrale del vostro respiro,
del respiro del cosmo.
Ascoltate pure il telegiornale
che finalmente parla di noi
e del più grande miracolo
mai capitato:
siamo vivi
e non ci rallegra morire.
Per ogni nuovo contagio
accarezza un cane
pianta un fiore
raccogli una cicca da terra,
chiama un amico che ti manca
narra una fiaba a un bambino.
Ora che tutti contano i morti
tu conta i vivi,
e vivi per contare,
concedi solo l’ultimo istante
alla morte
ma fino ad allora
vivi all’infinito,
consacrati all’eterno.

(di Andrea Melis)


Meme sul coronavirus.

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare
Ed il sole a splendere
E tornavano le rondini
E il cielo si colorava di rosa e di blu
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a Gsuite
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
I nonni le famiglie e anche i giovani
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione
Di leggere volando con la fantasia
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi capì di amare davvero separato dalla
vita
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti
E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.
(Anonimo)






giovedì 5 marzo 2020

Il virus misterioso.


I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.

I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione.
I sintomi più comuni di un’infezione da coronavirus nell’uomo includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.
In particolare:
  • I coronavirus umani comuni di solito causano malattie del tratto respiratorio superiore da lievi a moderate, come il comune raffreddore, che durano per un breve periodo di tempo. I sintomi possono includere:
    • naso che cola
    • mal di testa
    • tosse
    • gola infiammata
    • febbre
    • una sensazione generale di malessere.
I coronavirus umani a volte possono causare malattie del tratto respiratorio inferiore, come polmonite o bronchite. Questo è più comune nelle persone con preesistenti patologie croniche dell’apparato cardio-vascolare e/o respiratorio, e soggetti con un sistema immunitario indebolito, nei neonati e negli anziani.
I coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra attraverso:
  • la saliva, tossendo e starnutendo
  • contatti diretti personali
  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi
  • una contaminazione fecale (raramente).
Non esistono trattamenti specifici per le infezioni causate dai coronavirus e non sono disponibili, al momento, vaccini per proteggersi dal virus. La maggior parte delle persone infette da coronavirus comuni guarisce spontaneamente.
Riguardo il nuovo coronavirus 2019-nCoV, non esistono al momento terapie specifiche, vengono curati i sintomi della malattia (così detta terapia di supporto) in modo da favorire la guarigione, ad esempio fornendo supporto respiratorio.
È possibile ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri, seguendo alcuni accorgimenti:
  • Lavati spesso le mani (dopo aver tossito/starnutito, dopo aver assistito un malato, prima durante e dopo la preparazione di cibo, prima di mangiare, dopo essere andati in bagno, dopo aver toccato animali o più in generale quando le mani sono sporche in qualunque modo).
  • Non è raccomandato l’utilizzo generalizzato di mascherine chirurgiche in assenza di sintomi.
  • Se hai una qualsiasi infezione respiratoria copri naso e bocca quando tossisci e/o starnutisci (gomito interno/fazzoletto).
  • Se hai usato un fazzoletto buttalo dopo l’uso.
  • Lavati le mani dopo aver tossito/starnutito.
I nostri lapbook:















sabato 8 febbraio 2020

I nostri Memes.



Il termine meme deriva dal greco mímēma e significa imitazione. Esso fa riferimento a un contenuto o a un’idea che viaggia di persona in persona ed evolve lungo il suo percorso. A volte sono frasi realmente pronunciate da un personaggio noto che però, inserite in una vignetta, possono dare adito a diverse interpretazioni e iniziare a viaggiare in rete.


Spesso, nei blog o nei post che vengono pubblicati sui vari social network, è facile imbattersi nella parola Meme, ma non tutti sanno con esattezza quale sia il suo significato. Di fatto, tale termine serve per indicare un contenuto divertente o bizzarro, che può essere un’immagine, un video, una foto o anche una frase, che in poco tempo si diffonde in maniera virale, diventando un vero e proprio tormentone.


Nella maggior parte dei casi, valutare la popolarità assoluta di un Meme in internet è assai difficile, in quanto alcuni si sviluppano in gruppi specifici, dove rimangono confinati, mentre altri prendono piede anche in contesti che non hanno nulla a che fare con quello d’origine, ottenendo comunque un’eccellente diffusione.


Il termine Meme deriva dalla parola greca mímēma, che significa “imitazione”, ed è stato utilizzato per la prima volta da Richard Dawkins, un etologo e biologo britannico, nel 1976 nel libro “Il gene egoista”, dove cerca di spiegare come si diffondono le informazioni culturali. Infatti, per lo studioso, le idee si trasmettono da una generazione all’altra, proprio come accade con i geni che passano di padre in figlio. Tuttavia, non tutti i concetti vengono diffusi, ma solo quelli reputati più validi ed efficaci.


Di fatto, quindi, nel concetto originario di Meme vi è la concezione che un’idea possa essere scartata e che altre possano riscontrare grande successo, ovvero diventare virali. Quindi, si può dire che prima delle avvento di internet esistevano già dei Meme, anche se si diffondevano più lentamente.


Di fatto, che funzione hanno i Meme? Sicuramente, nella maggior parte dei casi, nascono con l’intento di divertire gli utenti. Tuttavia, è bene precisare che i Meme possono essere utilizzati anche per garantire ad un concetto un maggiore impatto emotivo. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Pentagono ha creato il Meme Warfare Center, una struttura che punta a contrastare la diffusione di notizie false. Infatti, i Meme sono entrati anche nella sfera politica e sociale, riuscendo a far riflettere o a scuotere, in più di un’occasione, l’opinione pubblica.

Va però detto che è facile che i Meme, proprio come sono diventati virali, cadano nel dimenticatoio, in quanto internet diffonde un’incredibile quantità di contenuti ogni giorno, che viene visualizzata dagli utenti.

Sei curioso di sapere quale è stato il primo Meme che ha avuto grande successo sul web? Si tratta dell’immagine di un bambino che balla il cha-cha-cha, creata per mostrare le abilità di un software, ideato dal grafico Michael Girard nel 1996.



La storia della nave-asilo Caracciolo e della Montessori del mare.


Nel 1913 Giulia Civita Franceschi assunse la direzione della Nave Asilo "Francesco Caracciolo", una pirocorvetta donatadal Ministero della Marina alla città di Napoli e destinata al recupero dell'infanzia abbandonata. 
La "Caracciolo" fu destinata ad accogliere sia gli orfani dei marittimi sia i fanciulli abbandonati di Napoli comunemente chiamati "scugnizzi". Nell'arco di 15 anni - tra il 1913 e il 1928 – la Nave Asilo accolse circa 750 bambini e ragazzi sottraendoli a una condizione di abbandono e restituendoli a una vita sana, civile e dignitosa. Tutto ciò fu opera soprattutto del genio pedagogico di Giulia Civita, “la Montessori del mare”.


Il corpo insegnante era composto da personale tecnico messo a disposizione dalla Marina e da insegnanti nominati dal Comune di Napoli. 
Giulia Civita Franceschi avviò la sua opera nell'agosto del 1913 e alla fine di dicembre aveva accolto già 51 ragazzi. Nell'aprile del 1921, per sua volontà, fu istituita la SPEM, Scuola Pescatori e Marinaretti, alla quale due anni dopo lo Stato concesse in gestione i laghi Fusaro e Mare Morto. Le attività della SPEM iniziarono, tuttavia, solo nel 1923 a causa dei grossi intralci da parte di privati che precedentemente sfruttavano i laghi senza permesso. Nel 1925 la SPEM si fuse con l'Asilo Carlo van Den Heuvel (istituito grazie al lascito della contessa Anna De Iorio, vedova di Carlo van Den Heuvel) avviando, oltre alle attività legate alla pesca nei laghi, la coltivazione della canna da zucchero, del lino e di piante medicinali. 


Giulia, direttrice del nuovo Ente morale, sperava di poter realizzare un progetto maturato da tempo nella sua mente: l'estensione alle bambine e alle ragazze abbandonate – le “scugnizze” - dell'opera di accoglienza e recupero rivolta fino ad allora esclusivamente ai maschi. Infatti, la SPEM prevedeva la costruzione nella località di Miseno di un edificio destinato alle bambine, ma l'iter per la sua realizzazione, pesantemente ostacolato da interessi privati, ebbe un esito fallimentare.
L'originale esperimento educativo definito "sistema Civita" richiamò l'attenzione e l'ammirazione di studiosi, raccogliendo parole di grande apprezzamento anche da parte di Maria Montessori e di numerosi studiosi italiani e stranieri che visitarono la nave in quegli anni, restando entusiasti dei risultati. All'inizio degli anni Venti una delegazione del governo giapponese visitò la "Caracciolo" per trarne spunti da applicare nella riforma scolastica del proprio Paese. Né mancarono i riconoscimenti ufficiali come la medaglia d'oro ricevuta dal ministro dell'Istruzione Antonino Anile nel 1922 ed altre onorificenze.
Nonostante l'ampio consenso, nel 1928 Franceschi fu estromessa dalla direzione della "Caracciolo": il regime fascista, nel suo intento totalitario, volle inserire questo istituto nell' Opera Nazionale Balilla. Chiusa, nel 1933, anche l'esperienza della SPEM, Giulia cercò di dare vita ad una scuola elementare e a corsi di agraria nelle campagne di Santa Maria a Vico (Caserta), su terreni di proprietà dell'Asilo Carlo van Den Heuvel, finché questi beni non furono acquisiti dal regime fascista che assegnò gli ultimi “accolti” all'Albergo dei Poveri. Così fu stroncata definitivamente questa originale esperienza educativa.


L'analisi dei principi esplicitamente praticati nell'esperienza della Nave Asilo "Caracciolo" e riassunti in modo organico e sistematico nell'intervento di Giulia Civita Franceschi al “Congresso delle donne napoletane” del giugno 1947, evidenzia la puntuale corrispondenza tra l'esperienza della “Caracciolo” e l'orizzonte culturale di quel movimento di rinnovamento che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ha attraversato il dibattito culturale e pedagogico e le esperienze educative più innovative noto come "Attivismo pedagogico". Il punto di partenza della relazione del 1947 è il riconoscimento del valore e della specificità della età infantile, della centralità della persona nel processo educativo e della conseguente necessità di individualizzazione, da cui l'importanza dell'osservazione del soggetto per comprendere le sue naturali inclinazioni e aiutarlo a svilupparle. Tale concezione rinvia al principio del puerocentrismo che, con l'affermazione che il bambino, i suoi bisogni e le sue capacità sono al centro del processo educativo, costituisce il motivo “ricorrente” dell'Attivismo. Alla centralità della persona nel processo formativo che, nell'esperienza della Nave-Asilo Caracciolo è contemporaneamente un processo di riscatto sociale, si connette logicamente:
  • la concezione olistica dell'individuo come unità psicofisica con la conseguente valorizzazione valore formativo del gioco ai fini della crescita del corpo e dello spirito;
  • il principio della disciplina come autodisciplina, cioè come "responsabilità" e "interiorizzazione della norma" che non richiede, pertanto, il ricorso ad un sistema "estrinseco" di premi e castighi: nel “sistema Civita” l'adulto educatore più che dare ordini e comandi, consiglia, aiuta, stimola, svolge una funzione di sostegno e di aiuto nei confronti degli allievi impegnati in un processo che è sostanzialmente di autoeducazione;
  • la valorizzazione della dimensione comunitaria: la Nave Asilo costituisce una comunità familiare e formativa nella quale crescere e vivere una vita risanata, nell'affermazione dell'interdipendenza tra educazione morale ed intellettuale.
Questi principi, in linea con le più avanzate elaborazioni pedagogiche del tempo, si intrecciano con intuizioni geniali che la più avanzata ricerca psicopedagogica del Novecento ha successivamente evidenziato e teorizzato:
  • la valorizzazione in termini educativi dell'amicizia tra pari e del rapporto intergenerazionale tra ragazzi di età diverse rinvia ai principi della cosiddetta "peer education";
  • l'importanza del rapporto con gli animali (i cagnolini Totò e Frufru della "Caracciolo") per il superamento delle "lacerazioni" affettive subite dai bambini abbandonati e dell'educazione dei sentimenti è stata valorizzata nelle recenti esperienze di "pet therapy";
  • l'invito rivolto ai "caracciolini" a raccontare la propria esistenza prima dell'inserimento nella Nave Asilo "Caracciolo", che si traduce nell'elaborazione di testi di tipo autobiografico intitolati "Racconto della mia vita" costituisce una chiara anticipazione dell'utilizzazione della "narrazione autobiografica" come percorso di ricostruzione consapevole della propria identità.


sabato 13 aprile 2019

La leggenda del centesimo uovo.


(scritta dai bambini della IIID)
C'era una volta una giovane gallinella dal nome Peppinella, che si era innamorata di un bellissimo piccione.
Il piccione Gastone tubava per Peppinella tutto il giorno, ma Papà Gallo e Mamma Gallina non vedevano la cosa di buon occhio: il loro amore era impossibile, perché tutti pensavano che fossero troppo diversi.
La povera Peppinella alla fine fu costretta a sposare un gallo che non amava solo perché “era della sua stessa razza”.
Da allora ogni centesimo uovo del Regno delle Galline è piccolo come l'uovo di un piccione.




Il disegno di Francesca.

Il disegno di Elena.


lunedì 8 aprile 2019

Il primo robot della storia.



L’Automa Cavaliere è un progetto ideato intorno al 1495, probabilmente a seguito degli studi di anatomia del grande inventore Leonardo da Vinci. 

Si suppone che Leonardo abbia presentato il suo cavaliere meccanico durante una festa alla corte di Ludovico Sforza, forse in occasione delle nozze della nipote. Tuttavia non esistono prove certe della effettiva realizzazione del robot.


Si tratta di un soldato rivestito da un’armatura medioevale, capace di alcuni movimenti simili a quelli degli esseri umani come alzarsi in piedi o muovere le braccia e la testa. I movimenti sono azionati da una serie di cavi e pulegge. La macchina si compone di due diversi meccanismi che controllano, in maniera indipendente, uno la parte superiore del corpo e l’altro quella inferiore.

La metà superiore del cavaliere robotico è messa in movimento da un sistema che controlla il movimento delle spalle, delle mani, dei gomiti e dei polsi; la metà inferiore ha meccanismi che consentono il movimento di anche, gambe, ginocchia e caviglie.

Un primo modello dell’Automa Cavaliere fu realizzato nel 1996 da Mark Elling Rosheim, un esperto di robotica statunitense, che prese ispirazione dai progetti di Leonardo per realizzare in seguito i robot sviluppati per la NASA. Oggi, molte repliche dell’Automa Cavaliere sono esposte in numerosi musei di tutto il mondo. In questi giorni è possibile ammirare uno dei prototipi ad Accadia (provincia di Foggia)..

Solo nel 1950, grazie agli studi condotti da Carlo Pedretti, uno dei massimi esperti delle opere di Leonardo, si comprese che alcuni disegni, contenuti nel Codice Atlantico ed in altri taccuini sparsi, potevano rappresentare un robot. A seguito di questa intuizione, seguendo fedelmente i disegni, è stato costruito un automa perfettamente funzionante. La realizzazione non è stata facile, perché ogni parte del robot era disegnata in un singolo foglio, senza spiegazioni su come collegarle tra loro, e talvolta insieme a disegni di altri progetti, che hanno molto confuso le idee degli studiosi.

Il maestro dei robots.

(di Ragno Anna Maria)

Lo svizzero Pierre Jaquet Droz (1721-1790), ha dato vita ad automi e orologi musicali, che hanno incantato le corti d'Europa e prtato la sua fama addirittura in Cina.


Fra le sue macchine “impossibili”,vi è una specie di bambolotto alto 70 cm, chiamato “lo Scrivano”. Creato nel 1768, raffigura un ragazzino seduto su uno sgabello che scrive con una piuma d’oca su un tavolo di mogano.

Esso è in grado di scrivere correttamente dei testi a mano libera su un foglio, composti da un massimo di 40 caratteri. I testi sono programmabili a piacere dall’utente e la “macchina” li scrive seguendo i movimenti della penna con gli occhi.

Tale opera non è stata l’unica creazione di questo genio della meccanica. Al fine di divertire i nobili dell’epoca, egli costruì anche un automa in grado di dipingere e uno di suonare il piano.

Ma “lo Scrivano” possiede senza dubbio il meccanismo più complesso tra quelli degli androidi costruiti dall’inventore svizzero. Questo perché è programmabile, – caratteristica eccezionale – e scrive qualsiasi tipo di testo di 40 caratteri su tre righe.

Con la mano destra bagna la piuma in un calamaio, accompagnando il gesto con un movimento degli occhi e della testa; scrolla il pennino e riempie un foglio di carta che si sposta.

Ancora funzionante, l’automa che scrive si trova al Musèe d’Art et d’Histoire di Neuchatel in Svizzera. Deve essere un vero e proprio spettacolo vederlo all’opera, insieme ai suoi due “colleghi”, che lo affiancano nell’esposizione.

Questo prodigio della tecnologia, che ha ormai 247 anni, è composto e messo insieme da più di 6.000 precisissimi pezzi meccanici.

Davvero un’opera notevole per quel tempo, che è valsa, insieme alle altre, Pierre Jaquet Droz il titolo di “Maestro dei Robots”.